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Definizione
Condizione nella quale, in assenza di attività accomodativa,
le radiazioni provenienti da un oggetto posto all'infinito
vanno a fuoco dietro alla retina.
Cause
L'ipermetropia può derivare da una camera vitrea corta
(ipermetropia assiale), oppure da un minor potere del sistema
ottico (ipermetropia rifrattiva).
Prevalenza
Il 57% dei neonati è ipermetrope poi, a seguito del
processo di emmetropizzazione, la percentuale si riduce, raggiungendo,
a 5-6 anni, il 28%. Qualora poi il suo valore sia compreso
tra + 0.50 D e + 1.25 D con la crescita il difetto si annulla.
Infine, la percentuale aumenta leggermente oltre i 40 anni.
Entità
Sulla base dell'entità, una delle classificazioni più
note distingue l'ipermetropia in:
- Leggera,
fino a 3.00 D;
- Media,
da 3.00 D a 5.00 D;
- Elevata,
oltre le 5.00 D.
Ipermetropie congenite oltre le 6 D sono considerate di origine
ereditaria e trasmesse sia a carattere dominante, sia recessivo.
Classificazione
L'ipermertropia si definisce:
- Latente:
quando è compensata dall'accomodazione esercitata dal
cristallino;
- Manifesta:
quando l'accomodazione non riesce più a compensare
il difetto.
Solitamente nei soggetti giovani il difetto rimane latente
e diventa progressivamente manifesto nell'adulto al diminuire
della capacità accomodativa del cristallino. Quando
il potere accomodativo non è più in grado di
compensare alcun grado di ipermetropia essa viene definita
assoluta.
Sintomi
Quando l'ipermetropia è latente e il soggetto è
giovane in genere non sono presenti sintomi evidenti.
Successivamente possono comparire prima disturbi astenopici
(bruciore agli occhi, lacrimazione, annebbiamento, mal di
testa etc,), seguiti da riduzione dell'acuità visiva
da vicino che progressivamente si evidenzia anche in distanza.
Correzione
La compensazione ottica può essere effettuata sia con
lenti da occhiali, sia con lenti a contatto positive.
Esiste anche la possibilità di correggere l'ipermetropia
chirurgicamente attraverso l'impiego di tecniche LASER.
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